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BRECHT E LE SUE DONNE
Storie di donne, marinai, miseri e condannati
Il centro di questo spettacolo ruota intorno a un unico perno: il mondo
femminile in tutte le sue sfumature.
In "BRECHT E LE SUE DONNE" incontriamo donne vere, reali e in
carne ed ossa, come ad esempio le prostitute, ma anche donne in senso
lato, come i marinai che le usano e ne abusano ma poi sono pronti a farsi
donne essi stessi per un altro uomo. Per lautore anche miseria e
morte sono donne, in senso figurato, il cui sguardo impietoso non è
possibile fuggire. La figura della donna in quanto principio generatore
trascende e diventa poi simbolo della vita e della sua evoluzione: il
percorso di nascita, crescita e morte di qualsiasi essere vivente, che
ci unisce tutti e azzera le differenze nelle nostre esistenze.
Lo spettacolo si articola in quattro quadri uniti tra loro da canzoni
interpretate da donne di fama internazionale che hanno portato Brecht
e Kurt Weill in tutto il mondo: Lotte Lenya, Marlene Dietrich, Milva e
Ute Lemper. Particolare attenzione è stata data alla posizione
dei brani: la sequenza rispecchia il susseguirsi degli eventi nello spettacolo.
Linizio infatti è gioioso, quasi ridicolo ma pieno di energia
con brani come "La ballata della schiavitù sessuale"
e "La ballata di Lilly allinferno" che rappresentano la
vitalità della giovinezza, mentre la parte finale, che rispecchia
la vecchiaia, si colora coi toni cupi di brani quali "La canzone
dei pendagli da forca".
Si può affermare che lo spettacolo procedendo, più che esplodere,
imploda, si asciughi e si scarnifichi fino a unessenza profonda
e dolorosa: si apre infatti con gli eccessi del bordello dove le prostitute
si coprono con orpelli appariscenti e di poco valore per rendersi più
appetibili al cliente, e si chiude tra le mura di una cella in una tetra
e scarna essenzialità emotiva e morale, ma anche scenografica.
Anche il palcoscenico si svuota infatti col procedere della narrazione:
ad ogni passaggio di quadro gli elementi scenici diminuiscono lasciando
il palco vuoto e desolato proprio come la vita dei personaggi rappresentati.
Il pensiero e la produzione letteraria di Brecht sono ricchi di una vitalità
che traspare sempre, indipendentemente dalla condizione fisica o sociale,
a volte disperata, dei suoi soggetti. Nelle opere di Brecht la protagonista
assoluta è la vita, che nasce, evolve e finisce nonostante la miseria,
le sofferenze e le offese del destino avverso. "BRECHT E LE SUE DONNE"
è dunque uno spettacolo che, celebrando le donne, celebra la vita
stessa.
Lo spettacolo è composto da poesie, canzoni e brani teatrali tratti
dallOpera da Tre Soldi, LAnima Buona del Sezuan, La Madre
e Baal, tradotti da autori quali G. Strehler, G. Negri, E. Gaipa, P. Baron,
F. Fortini, R. Fertonani. Si è scelto di mantenere inalterato il
lessico dei dialoghi e delle poesie per rispettare lo spirito originario,
a volte sboccato, crudo, ma spietatamente realistico e sincero.
NOTE DI REGIA
Con lo spettacolo "Brecht e le sue donne" si chiude la trilogia degli spettacoli che ho voluto dedicare al Brecht drammaturgo, poeta e autore di canzoni.
Anche questo spettacolo, così come il primo "Brecht tra guerra, amore, noir e sesso", è diviso in quattro quadri legati da un unico filo conduttore: in questo caso il senso della vita in tutti i suoi aspetti, quelli più nobili e quelli più meschini, visti attraverso la figura femminile. Per l'Autore infatti la donna è sinonimo di vitalità in ogni suo ruolo: madre, compagna, amante, amica, complice.
Secondo Brecht l’uomo si sente vivo fin quando i suoi sensi, in senso esteso la sua percezione della realtà, lo sono: i personaggi femminili brechtiani, anche quando sono apparentemente rappresentati come un semplice strumento di piacere, simboleggiano in realtà la celebrazione della vita stessa. Le donne di questo spettacolo vivono, pensano, lottano contro le condizioni più avverse per ciò in cui credono e sono consapevoli della propria condizione e del momento storico che vivono.
Proprio per sublimarne l’essenza questi caratteri femminili vengono interpretati da uomini: la donna non è tale solo grazie alla sua fisicità. L’elemento femminino brechtiano trascende e va nel profondo della realtà umana: non si incarna in un corpo, bensì in un dolore, in una volontà, in una sensibilità, in una peculiare predisposizione dell’anima, ma anche in un eccesso o in una licenziosità.
Il meccanismo della sottrazione caratterizza tutto lo spettacolo. Inizialmente il palco ha numerosi elementi scenici e gli attori indossano costumi femminili. Procedendo all’interno di ogni quadro si è voluto sottrarre elementi della scena, dei costumi e persino diminuire i numeri musicali e i brani. Il quarto infatti è il quadro più breve. Questo sottrazione progressiva riflette nelle intenzioni l’evoluzione della vita, che ti permette crescendo ed invecchiando di avere un maggior numero di ricordi, ma che allo stesso tempo ti sottrae, quasi rubandoteli, i giorni da vivere.
Lo spettacolo che vuole mettere in luce alcuni valori quasi completamente scomparsi nel momento storico che attraversiamo. Ad una lettura superficiale le opere di Brecht possono infatti sembrare solamente ciniche, disincantate, amare o immorali a seconda del punto di vista. Invece veicolano in maniera poderosa un grande senso della dignità dell’essere umano in tutte le sue sfaccettature.
L’ultimo quadro si chiude non a caso con la poesia Ai Posteri, fatta sentire in una registrazione recitata appositamente per l'occasione da Milva. Gli attori durante questo brano sono immobili: rappresentano una fotografia della condizione umana. Lo spettacolo è finito, così come la vita che ha celebrato. Allo spettatore viene affidato il compito di capire e rielaborare in sé ciò che visto e sentito. In fondo è egli stesso il vero protagonista dello spettacolo: gli attori sono stati solo uno specchio dell’esperienza umana che ogni giorno tutti noi viviamo.
Luca Spinelli
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